La formazione di Allegri

La scelta

Avevamo annunciato in tempi non sospetti che Conte non sarebbe più stato l’allenatore del Napoli, https://www.nelsegnodelterzo.com/2026/04/13/il-napoli-del-futuro/. La frattura di novembre, dopo il tonfo di Bologna, era stata ricomposta proprio nel segno di una mutua collaborazione a breve scadenza. Il problema degli infortuni, irrisolto nel corso della stagione, ha determinato malumori che inesorabilmente avrebbero separato le strade degli artefici del quarto scudetto. Per il dopo Conte, l’obiettivo Maresca è sfumato. L’allenatore di Pontecagnano ha preferito raccogliere l’eredità di Guardiola al City. Allora, De Laurentiis ha atteso la fine del campionato per scegliere, tra Italiano e Allegri, la soluzione che offrisse continuità, sotto alcuni aspetti, all’idea di calcio che caratterizza l’ultima fase della sua gestione societaria. 

Il primo De Laurentiis

Il Presidente del Napoli ha già scelto molti allenatori. Se la scelta dei giocatori è largamente delegata ai suoi collaboratori, l’individuazione dell’allenatore è sempre farina del suo sacco. Dopo una prima fase con Ventura, Reja e Donadoni, De Laurentiis ha sperimentato il calcio coriaceo di Mazzarri che, però, stentava talvolta lontano dal San Paolo. Ha provato, allora, a cambiare la mentalità del gioco con Benitez, Sarri e Ancelotti. Signori allenatori, di certo, che però gli hanno fatto comprendere definitivamente la direzione da prendere per vincere.

Il secondo De Laurentiis

Quando Inler si trovava a rincorrere tre avversari nel Napoli di Benitez, quando Sarri prendeva 4 gol al San Paolo dalla Roma nella famosa volata scudetto del 2018, quando Ancelotti non garantiva la gestione di uno spogliatoio con troppi senatori, De Laurentiis ha capito. Uno come Gattuso! Uno di carattere. Serviva uno di carattere ma anche esperto, abituato a gestire campioni. Dunque Spalletti e quindi Conte. Oggi, Allegri si pone nella scia di questi ultimi due, rimanendo Garcia, un allenatore di passaggio, breve passaggio. 

L’idea di calcio

E’ presto per immaginare come giocherà Allegri. Possiamo, però, capire perché Allegri fa praticare alle sue squadre un certo tipo di calcio. Dopo tutto è il nostro calcio. Quello con il quale ci siamo affacciati al calcio, con la nazionale che vinceva il mondiale in Spagna, con il Napoli che lottava per non retrocedere e la Juventus di Trapattoni che vinceva tanto. Poi è arrivato Sacchi con gli olandesi ma il suo calcio è rimasto altro rispetto al nostro, quello cioè col quale siamo cresciuti. 

La prima volta

Allegri è del 1967. Mette per la prima volta piede al San Paolo nel gennaio del 1993 con la maglia del Pescara di Galeone. Fonseca, con una doppietta, regala la vittoria al Napoli.

Carlos Dunga

Allegri gioca avanzato nel centrocampo di Galeone e alle sue spalle si destreggia Carlos Dunga che è del 1963 e l’anno dopo sarà campione del mondo col Brasile negli Stati Uniti. Il Pescara subisce 75 reti in 34 gare, è la cenerentola del campionato e retrocede con largo anticipo. Il calcio di Galeone non convince Allegri che, però, ha grande stima da un punto di vista umano e professionale del suo allenatore. Guru di Allegri, in mezzo al campo, è proprio Dunga che è diverso dai raffinati centrocampisti brasiliani, è un interditore di stile europeo, famoso per la foga con la quale difende e per il lancio lungo con l’esterno destro. Dunga, quindi, trasmette ad Allegri un’idea di calcio difensiva, di rottura del gioco avversario.

Gianfranco Matteoli

L’anno dopo Allegri gioca nel Cagliari. E’ un anno importante per il Cagliari che si salva e arriva addirittura a disputare contro l’Inter la semifinale della Coppa Uefa. Qui Allegri si forma calcisticamente in modo definitivo. Alle sue spalle c’è Gianfranco Matteoli, classe 1959, arretrato nel ruolo di regista difensivo da Trapattoni nell’anno dello scudetto interista dell’88/89, quello coi tre tedeschi. Matteoli si distingue per tecnica e dinamismo e trasmette l’imprinting del calcio di Trapattoni. 

I cardini

Rispetto ai tempi di Trapattoni, il calcio si è evoluto ma Allegri tende a un calcio di quella matrice. Raccolti dietro, gioco veloce, manovre non sterili, efficacia, regista di primo livello, speculazione del vantaggio, asticella elevata. 

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Una risposta

  1. Antonio ha detto:

    Ricordate il film di Villaggio “Io speriamo che me la cavo”? Ed io insieme a tanti Allegri tifosi napoletani “speriamo che ce la caviamo”

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