Dal 23 maggio
La paziente attesa
Il Napoli va a Verona con gli obiettivi di stagione ridimensionati e il gioco, soprattutto lontano dal proprio pubblico, non può non risentirne. Il cigno danese ci mette poco a trovare lo specchio della porta come se fosse lo specchio del lago di Copenaghen, vicino casa sua. L’attesa, però, è per Big Rom. Inutile nasconderlo. Il Napoli, in questo finale di stagione, deve recuperare i maggiori artefici del quarto scudetto più Kevin De Bruyne. Dobbiamo iniziare da Lukaku che è stato il primo dei grandi infortunati a tornare a giocare qualche scampolo di partita. Dal 23 maggio aspettiamo un suo gol.
L’orrore arbitrale
Anche oggi non manca l’orrore arbitrale. Lo strafalcione macroscopico. Insomma uno di quelli che allontana la gente dal calcio. E’ un erroraccio ancor più grave di tutti quelli che hanno caratterizzato l’intera stagione del Napoli. In altre situazioni, infatti, lo stress della decisione che porta al rigore o alla segnatura ha aggravato le difficoltà del direttore di gara che è anche stato mal coadiuvato dal Var. Qui, invece, la situazione è congeniale per la decisione di Colombo che è in ottima posizione. Buongiorno è in netto vantaggio nell’azione di recupero verso il fondo. Viene spinto e fatto volare per il terreno del Bentegodi. Nella caduta provoca l’angolo che porta al pareggio del Verona. E’ un autogol. La difesa del Napoli è in bambola perché davvero un simile orrore arbitrale manderebbe chiunque in tilt.
Dal 73 al 95
Conte allora, per vincere, punta su Romelu. Compreso il recupero, gioca 22 minuti. 22 minuti a un attaccante di quel calibro sono sufficienti per incidere. Lo aspettiamo dal 23 maggio. Il giorno del quarto scudetto. Quando siglò il raddoppio portando la difesa del Cagliari a spasso sul prato del Maradona. Si tolse la maglietta e gridò, a più riprese, sono il migliore. E in effetti è il migliore. Non ci sono dubbi se guardiamo i gol dello scorso anno. Non c’è mai una doppietta. Gol perfettamente distribuiti dapprima e poi concentrati nelle gare interne nella volata scudetto.
La maglia al cielo
Come il 23 maggio, quando gira nella rete del Verona il pallone della vittoria al 95°, si toglie la maglia e corre inseguito da tutto il Napoli in campo ma anche da tutti noi che non finiremo mai di ringraziarlo per aver accettato la scommessa di Conte alla fine di quel caldo agosto di due anni fa. La maglia, il dito, lo sguardo e la preghiera sono rivolti al padre che lo ha lasciato da poco tempo.
Il sapore speciale
Vincere all’ultimo minuto di recupero ha un gusto speciale. Non ci speri più, hai già iniziato a metabolizzare la mancata vittoria. Battere, poi, il Verona ha un significato particolare perché dopo tanti anni quei cori sono ancora più insulsi. Vincere, poi, con un gol di Romelu ha un sapore che ti fa esultare come un dannato. Perché dannato è stato quell’infortunio che ci ha privati della punta di diamante in zona gol. In un attimo, metti insieme Vittoria, Vittoria sul Verona, Gol all’ultimo minuto, Gol di Romelu e 23 maggio. Il risultato è nelle orecchie di chi, lontano dagli schermi, era intento a fare altro.


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